(Cittadino e Provincia) – Isola Polvese, 19 dicembre ’08 – La biomassa, di origine agricola e forestale, per il riscaldamento degli ambienti pubblici presenti ad Isola Polvese. Ad introdurre questa novità, in un contesto naturalistico-ambientale sul quale da tempo si stanno attuando iniziative pilota per la razionalizzazione e ottimizzazione delle risorse, è la Provincia di Perugia (Ufficio di Gestione di Isola Polvese).
Il progetto in questione, innovativo, prevede come contesto di studio e successiva cantierabilità appunto l'Isola Polvese, il cui sistema di gestione ambientale è stato certificato conforme alla norma ISO 14001 nel 2005.
Ciò che si intende fare è ottenere energia sottoforma di calore attraverso i residui delle potature dell'oliveto, il legname della lecceta e della sponda lacustre. In pratica si prevede di realizzare una filiera energetica corta che sfrutti il potenziale legnoso per la produzione di calore da utilizzare negli edifici presenti presso l’Isola.
Il progetto è stato preceduto da unostudio di fattibilità che ha analizzato le potenzialità di materia prima di derivazione agroforestale presenti nel comprensorio del Trasimeno e nello specifico presso Isola Polvese, quantificando la materia prima e ipotizzandone gli usi.
L’uso di biomassa di origine agricola per il riscaldamento degli ambienti pubblici dell’isola, con conseguente ottimizzazione delle risorse legate alla filiera di produzione dell’olio, risulta una soluzione ottimale per una migliore salvaguardia del contesto naturalistico.
Considerando le 2.000 piante potate annualmente, su un totale di 6.000 e la quantità media di cippato ricavato per pianta (da 17,8 a 26,6 kg/pianta) si arriva ad una quantità di circa 52 tonnellate di potature fresche.
Sulla base di questi dati e considerando che per essere riscaldata una casa non ben coibentata richiede circa 130 kWh/m2, che per ogni kg di cippato di olivo (al 30% di umidità) si hanno circa 3,1088 kWh e che in totale il cippato (derivante dalle potature di olivo) prodotto sull'Isola Polvese dovrebbe essere circa 52,3 tonnellate, si ricava che con le sole potature si riuscirebbe a scaldare una superficie di 1.252,92 m2. Si potrebbe inoltre aggiungere le quantità di cippato proveniente dalla gestione delle siepi e del bosco anch'essi presenti sull'Isola.
Le fasi in cui si articola la filiera di recupero degli scarti di potatura sono essenzialmente la potatura, la raccolta della potatura, lo stoccaggio ed essiccazione del cippato, la conversione energetica del cippato. La biomassa agricola residuale subisce un trattamento attraverso processi di triturazione ed essiccamento, dai quali si ottiene il cippato, come biocombustibile, da impiegare per il soddisfacimento delle esigenze energetiche.
Il progetto prevede di riscaldare con questo sistema il Monastero degli Olivetani, il Frantoio, le due case custodied il Centro Servizi compresa l’Aula Verde. “Il beneficio atteso dal progetto – commenta l’assessore provinciale all’ambiente Sauro Cristofani - è principalmente quello di rendere autonoma l'isola da un punto di vista energetico (se non totalmente almeno con una percentuale superiore all'80%), oltre che di ridurre drasticamente le spese di riscaldamento per i 6.500 litri di GPL che devono oltretutto essere trasferiti con battello dalla terraferma all'isola”.